Dalla Stampa Academy al World Data Cup: sono i ragazzi Viz&Chips!

WDC

La prima edizione della Stampa Academy, il laboratorio di giornalismo e innovazione della Stampa in collaborazione con Google, ha visto tra i vincitori gli abitanti di TAG Torino!

Si tratta di un team di Taggers composto dalle giornaliste Clara Attene, Barbara D’Amico, il data analyst Fabio Fogli, lo sviluppatore Stefano Pistillo, insieme alla collega giornalista Donata Columbro e al designer Fabrizio Furchì. A loro si è poi aggiunto il fronted developer Alberto Filippini, anche lui resident TAG. 

Abbiamo fatto una chiacchierata con il team.

Come sono nati il progetto della Stampa Academy e il team di lavoro?

Clara Attene: “Abbiamo saputo dell’iniziativa tramite il giornale e abbiamo deciso di partecipare.

Durante le nostre giornate lavorative a TAG Torino, ci interrogavamo da tempo sul mondo dei dati e l’occasione offerta dal quotidiano si è presentata nel momento giusto. In TAG tra gli abitanti si parlava spesso di infografiche e di come poter lavorare con i dati così che, dopo aver presentato la nostra idea, abbiamo creato il gruppo di lavoro. A sua volta un collega giornalista, Paolo Piacenza (Tagger a Padova), ci ha presentato Donata e Fabrizio. Siamo dunque partiti alla volta delle lezioni come gruppo già formato e questo probabilmente è stato un dei nostri punti di forza”.

Come avete sviluppato il vostro progetto per il contest?

Barbara D’Amico: “Dopo aver seguito le dieci lezioni dovevamo presentare un progetto che abbiamo chiamato “Dividiamoci il lavoro“. La gara consisteva nel rappresentare in modo diverso dati sul mercato del lavoro ISTAT, che solitamente sono comunicati in modo piatto: ad esempio, quelli su disoccupazione, nascita e morte delle imprese, ecc.

A partire dal dataset abbiamo creato due percorsi alternativi: uno per il lavoratore autonomo e uno per il dipendente. L’obiettivo era quello di poter far scegliere l’uno o l’altro percorso descrivendo il contesto e offrendo dati inaspettati.

Il progetto, nato dopo una full immersione in TAG Torino, è risultato vincente: qui potete vedere la demo sviluppata in quei tre giorni di gara.

Abbiamo lavorato insieme per la prima volta a stretto contatto ed è stata una bella esperienza. Fin da subito è nata una forte sintonia, come se fossimo un gruppo rodato già da tempo ed è il motivo che ci ha spinto a continuare a sviluppare progetti. Dividendoci equamente i compiti e fidandoci l’uno delle competenze dell’altro“.

Quali progetti avete sviluppato dopo la vittoria del contest?

Clara: “L’infogame World Data Cup è il primo dei due lavori che abbiamo proposto a La Stampa dopo la vittoria dell’Academy, poichè oltre ad un premio in denaro era prevista una collaborazione con la redazione su progetti di data journalism. L’idea del WDC è nata dalla passione per il calcio di Fabio Fogli e per realizzarla abbiamo acquisito un nuovo membro nel team, Alberto Filippini (web designer, frontend developer freelance torinese e tagger).  Ispirati dall’avvento dei Mondiali e dal fatto che non volessimo parlare solamente di sport abbiamo creato un focus su aspetti più sociali, economici e politici. L’obiettivo: raccontare le 32 nazioni partecipanti con parametri diversi: dal PIL ai diritti umani, dalla libertà di stampa alla tutela dell’ambiente”.

Come funziona World Data Cup?

Clara: “Il nostro gioco si ispira ai Mondiali di calcio. Scegliendo tra 14 parametri, rappresentati da 14 palloni, si possono fare 5 tiri, come i calci di rigore. Si sceglie la propria squadra, mentre il sistema in automatico assegna un avversario, e in base alla posizione che si ha nelle classifiche dei diversi parametri, si può segnare il goal. In caso contrario, il tiro viene parato, se l’avversario in quel settore è migliore: ad esempio perchè ha una crescita del PIL più alta, oppure maggiore libertà di stampa. Si tratta sempre di open data e classifiche stilate da istituzioni come la Banca Mondiale, l’Onu, il Fondo Monetario Internazionale e il Factbook CIA e altre fonti di questo genere.

Con questo sistema si giocano gli ottavi, i quarti, le semifinali per poi arrivare in finale e vincere il mondiale, proprio come quello reale.

La particolarità del progetto è data dal fatto che richiede un po’ di strategia, ma non particolari nozioni di calcio, ottenendo informazioni e dati che altrimenti non si conoscerebbero. I dati a volte possono sorprendere. Ad esempio, nell’utilizzo delle energie rinnovabili i Paesi africani battono quelli occidentali”.

Per il futuro sono previste altre collaborazioni?

Barbara: “Dato il successo inaspettato del WDC ci siamo appena costituiti come gruppo di lavoro, chiamandoci Viz&Chips, per via della quantità di patatine che sgranocchiamo durante la realizzazione dei progetti. Abbiamo una pagina Facebook e Twitter e tra poco nascerà il sito”.

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